Sulla strada della speranza [Rivista madre]
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Attualità | 20 marzo 2017  

Sulla strada della speranza
 
In attesa della Pasqua, le storie di cinque donne che, dopo la caduta, con forza e determinazione, hanno saputo rialzarsi. Voltando le spalle a droga, violenza, disabilità, malattia. Per proseguire il cammino verso una rinascita sempre possibile.

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Thinkstock

Primavera, si avvicina la Pasqua: tempo di risurrezione, di rinascita. Di un fremito, di una luce che ci fa vedere che la morte non ha l’ultima parola, che dai problemi si può uscire, che esiste una seconda possibilità. «La volontà divina non vuole la croce, vuole che l’umanità vada oltre se stessa e ripristini la giustizia», scrive Antonella Lumini, eremita urbana che vive nel cuore di Firenze e che cerca di condividere il suo cammino spirituale, donando la grazia dello Spirito a chi l’ascolta. Sono tante, e spesso nascoste nel flusso vorticoso della quotidianità, le persone che sperimentano, nella propria esistenza, una svolta positiva, rialzandosi dopo le cadute.
Droga, andata e ritorno
Ne è testimone la milanese Giorgia Benusiglio, 34 anni, che quando ne aveva 17 ha rischiato di morire per aver assunto mezza pasticca di ecstasy. Dopo una lunga trafila ospedaliera, l’ha salvata un trapianto di fegato. Ha raccontato la sua drammatica esperienza nel volume Vuoi trasgredire? Non farti! (San Paolo, pp. 192, € 13,00) e nel dvd Giorgia vive. La storia di una fine che è solo l’inizio (stesso editore), docufilm diretto da Ambrogio Crespi. Nell’opera dà conto delle sue lezioni, in corso da anni nelle scuole di tutta Italia, durante le quali informa i ragazzi dei rischi correlati all’assunzione di droghe, parlando anche della donazione di organi, del valore della famiglia, della capacità di trarre da un evento negativo un insegnamento positivo per se stessi, ma soprattutto per gli altri, perché «non è importante come cadi, ma come ti rialzi. Tutti uniti difficilmente si cade», ripete. «Ho ricevuto due volte l’estrema unzione, mi avevano dato poche possibilità di farcela. Quando senti che la vita ti sta sfuggendo fra le mani, avverti la presenza di Dio. Io sono ancora qui per cercare di trasmettere consapevolezza e responsabilità ai ragazzi. Sono e sarò una paziente trapiantata per il resto della vita, ho momenti di sconforto e angoscia, ma poi il rapporto con i giovani e l’amore dei miei cari mi danno la forza per andare avanti. Occuparmi di prevenzione è diventato il mio lavoro, perché ciò che ho vissuto io non accada a nessun altro».

il seguito sulla rivista


di Laura Badaracchi email 


  




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