Il pesce d’aprile abbocca ancora? [Rivista madre]
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Societa | 20 marzo 2017  

Il pesce d’aprile abbocca ancora?
 
Una ricorrenza di origine incerta, che ha preso piede in Italia e nel mondo. Da ieri a oggi gli scherzi sono cambiati, ma assicurano sempre finale a sorpresa e tante risate.

Fotografia
Thinkstock

Tutti ne abbiamo ricevuto almeno uno. La giornata iniziava con un pesce d’aprile o con una domanda che era molto più di un semplice interrogativo: «Anche a me faranno qualche scherzo?». Sì, perché ricevere un pesce d’aprile significava anche essere qualcuno, almeno per una persona. Significava gratificazione, compiacimento, faceva “banda”.
Ce li ricordiamo bene quelli che abbiamo ricevuto, sono vivi nei nostri ricordi, emozioni che ancora oggi avvertiamo solo a rammentare quel momento. Il “pesce” arrivava quando meno te lo aspettavi. A volte anche in tarda mattinata o in serata, dopo che ormai eri quasi deluso di essere stato “escluso” dal divertimento. E qui l’interrogativo: chissà chi è stato? La prima cosa da fare, dopo aver aperto la busta, era la perizia calligrafica, proposta ad arte a tutti gli amici o le amiche soprattutto per dire: «Guarda, ho ricevuto un pesce d’aprile». Poi, leggendo le frasi, tra doppi sensi e riferimenti, si cominciava a trarre le prime conclusioni, ma sempre sbagliate. Che bella, questa tradizione. All’uscita da scuola era pieno di ragazzi e ragazze che avevano in mano un pesce d’aprile. Disegni, fumetti, colori riempivano pagine di quaderno o addirittura piccole locandine.

il seguito sulla rivista


di Antonio Dell'Anna email 


  




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