Ek’abana la casa dei bambini [Rivista madre]
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Rivista Madre
 
Reportage | 20 marzo 2017  

Ek’abana la casa dei bambini
 
Un piccolo miracolo messo in piedi dalla tenacia di suor Natalina Isella, un luogo sicuro dove bambini e bambine accusati di stregoneria possono tornare a sentirsi amati. E dove c’è, di nuovo, il calore di una famiglia.

Fotografia

«Io non sono una strega». Tutte lo dicono: Merveille, Neema, Ortance... «No, io non credo che esista la sorcellerie», come si chiama qui, in francese. Cosa accade nella mente e nel cuore di una bambina di cinque, otto o dodici anni quando la chiamano sorcière? Cosa pensa quando le dicono che è colpa sua se la mamma è morta? Come reagisce quando una folla di persone vuole lapidarla o bruciarla? E che cosa le rimarrà di un’esperienza così traumatica? Sono domande inevitabili quando hai davanti l’incantevole volto di Merveille, che adesso di anni ne ha undici, e racconta tutto d’un fiato una terribile storia, la sua, iniziata quando ne aveva solo cinque.
Te lo chiedi di fronte allo sguardo che si abbassa di Neema nel momento in cui dice che è stato il papà ad accusarla della morte della mamma. È un po’ più grande Neema (che in swahili vuol dire Grazia). Di anni, oggi, ne ha 15, ma è ferita allo stesso modo, come Ortance, come le altre 16 ragazzine ospitate al Foyer Ek’abana, un piccolo prodigio di solidarietà, umanità e riscatto messo in piedi da una tenacissima suora italiana, Natalina Isella. Tutte usano il francese, anche se non padroneggiano la lingua, s’inceppano dove mancano le parole e anche dove le parole pesano troppo per pronunciarle. Ma raccontano, come un fiume in piena. Parliamo con loro in un angolino di Ek’abana, la casa che le ospita.

il seguito sulla rivista


di Luciano Scalettari email 


  




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