L’età dell’incertezza [Rivista madre]
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Attualità | 18 maggio 2017  

L’età dell’incertezza
 
Dal rapporto Ispi del 2017 emerge che l’Italia può affrontare un mondo sempre più variabile solo restando ancorata all’Europa. Una sfida difficile, ma che vale la pena affrontare.

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Thinkstock

Il titolo del rapporto 2017 dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), recentemente pubblicato, è L’età dell’incertezza. Scenari globali e l’Italia. Non potevano esserci parole più chiare e più significative per descrivere i cambiamenti, le sorprese e le numerose variabili di quest’ultimo anno.
«È l’incertezza ad aver tenuto banco nell’ultimo decennio», afferma Paolo Magri, direttore dell’Ispi, «quella economica, prima dei Paesi avanzati e ora degli emergenti, e le esitazioni dell’Europa, consuete in politica estera, ma che ora comprendono anche la sfera economica e quella sociale. L’incertezza è stata una delle caratteristiche del secondo mandato della presidenza Obama, lo è – da tempo – nel Medioriente e per le grandi organizzazioni internazionali, Onu in primis. Certamente si tratta di incertezze di diverso impatto, alle quali però in questi anni abbiamo dato risposte esitanti, talvolta per carenza di leadership, talvolta per l’assenza di strumenti, con il risultato che le crisi si sono trascinate e sono rimaste irrisolte».
Situazioni sospese, come in Grecia e in Ucraina, e tragiche, come in Siria e in Libia, fenomeni come le migrazioni e la crisi economica hanno logorato gli elettori, che ora cercano – sia in Europa che negli Stati Uniti – nuove soluzioni di protezione e chiusura nazionalistica.

il seguito sulla rivista


di Marta Perrini email 


  




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