«Apriamo cuori e frontiere» [Rivista madre]
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News | 18 giugno 2017  

«Apriamo cuori e frontiere»
 
A tu per tu con Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, che parla di corridoi umanitari, ma anche della diocesi romana e della Cei.

Fotografia
Thinkstock

Da sempre in prima fila per la risoluzione dei conflitti nel mondo, per la pace tra le religioni, per l’accoglienza dei profughi, per il rispetto dei diritti umani. È la Comunità di Sant’Egidio fondata da Andrea Riccardi e presieduta da Marco Impagliazzo. Accanto a san Giovanni Paolo II, prima, e a Benedetto XVI, poi, oggi il movimento è al fianco di papa Francesco nella realizzazione dei corridoi per i profughi.
Impagliazzo, la Comunità di Sant’Egidio ha realizzato i corridoi umanitari. Un modello prezioso che dall’Italia è stato esportato in Francia. Come procede il progetto?
«I corridoi umanitari hanno portato in Italia circa 800 persone, in maggioranza siriani, attualmente ospitate da comunità, parrocchie, famiglie, associazioni, in diciassette regioni italiane, e avviate verso l’integrazione nella nostra società, a partire dall’apprendimento della lingua italiana e dall’iscrizione dei bambini a scuola. I corridoi si sono rivelati un modello efficace, che coniuga solidarietà e sicurezza, tutto basato sulla società civile. La Francia, con un accordo siglato all’Eliseo lo scorso 14 marzo, ha aperto un nuovo corridoio umanitario dal Libano per 500 persone.

il seguito sulla rivista


di Francesco Grana email 


  




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