Il lavoro che vogliamo [Rivista madre]
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Attualità | 27 settembre 2017  

Il lavoro che vogliamo
 
Questo il tema della 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani: si iniziano a respirare i primi cenni di ripresa, ma i tassi di disoccupazione giovanile e la fuga dei cervelli restano alti, così come la preoccupazione per l’impiego che non c’è. Come invertire la rotta?

Fotografia
Thinkstock

«La scarsa occupazione spinge i giovani a emigrare, con una perdita di capitale umano stimata in quasi un punto di Pil all’anno, ovvero circa 14 miliardi. Questo abbassa il potenziale di sviluppo del Paese e rappresenta una vera e propria emergenza». A fare la stima il mese scorso è stata Confindustria, attraverso un apposito studio, focalizzato sulla disoccupazione giovanile e sulla cosiddetta fuga dei cervelli in particolare. Tra i giovani che cercano lavoro, più di uno su tre non lo trova. Tanti, circa due milioni, rientrano invece nella categoria dei Neet, acronimo inglese che individua chi non studia e non lavora, a casa o per strada a ciondolare senza prospettiva. E poi, ci sono anche gli oltre 100 mila giovani che ogni anno vanno all’estero per cercare occupazioni migliori, più riconosciute e meglio pagate. Chi resta, anche se con la laurea, ha grandi difficoltà, ma è bene ricordarsi che il problema del lavoro nell’Italia di oggi non è solo giovanile, è di tutti. Delle donne, che in Italia (vedi box a pagina 22) continuano ad avere tassi di occupazione inferiori a tutta Europa (Grecia esclusa); dei tanti di ogni età che il lavoro lo hanno perso nella lunga crisi avviata nel 2008 che ha lentamente trasformato il paesaggio produttivo. E dei tanti, troppi, che un lavoro ce l’hanno, ma è precario e pagato poco: “lavoratori poveri” è il termine di nuovo conio, che individua chi pur lavorando ha difficoltà a sbarcare il lunario.

il seguito sulla rivista



di Thomas Bendinelli email 


  




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