La nostra quotidiana eterogenesi dei fini [Rivista madre]
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Editoriali | 26 ottobre 2017  

La nostra quotidiana eterogenesi dei fini
 
Lo sappiamo, le parole difficili non si usano, tanto meno nei titoli dei giornali.

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Ma non c’è frase migliore di quella coniata dal filosofo e psicologo tedesco Wilhelm Wundt e poi ripresa dal nostro Giambattista Vico, per descrivere quei comportamenti che mettiamo in atto, ogni giorno, per arrivare a un risultato e che ci portano, all’opposto, a realizzare ciò che non volevamo. È il caso, per esempio, di quanti si oppongono al riconoscimento dei diritti ai migranti perseguendo, dicono, il fine di rendere le nostre società più sicure, ma, così facendo, spingono ai margini schiere sempre più ampie di persone che possono sì, sempre più frustrate e poco integrate, diventare pericolose.
Ma è il caso anche della Catalogna, convinta di poter essere più autonoma e più forte, contando anche sulle sue ricchezze, e che sta vedendo, invece, fuggire banche e imprese fuori dai propri confini. Perché, in un mondo globalizzato, dovrebbero tenerlo a mente anche Lombardia e Veneto, la ricchezza si moltiplica facendola girare, non tenendola stretta a sé ergendo barriere e muri.
Capita alle imprese che, volendo massimizzare i profitti tagliando salari e diritti, spingono i lavoratori a disaffezionarsi alle proprie aziende finendo per essere meno produttivi e con meno attitudine a fare squadra.

il seguito sulla rivista


di Annachiara Valle email 


  




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