Le crisi dell’Unione [Rivista madre]
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Attualità | 25 ottobre 2017  

Le crisi dell’Unione
 
Il calo di consensi alla cancelliera Angela Merkel registrato alle ultime elezioni tedesche, il conflitto tra Catalogna e Spagna: il malcontento serpeggia nel Vecchio continente. Quali sono le prospettive future?

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Il conflitto sempre più aperto tra Catalogna e Spagna è l’ennesima spia dei mali dell’Europa. Franchismo, monarchia, repubblica, castigliano e catalano, (Real) Madrid e Barcellona, stato centrale e periferia: tutto legittimo, per carità, ma in fondo l’impressione è che il tirar fuori dal cassetto la storia, per maneggiarla un’altra volta in modo più o meno fazioso l’un contro l’altro, nasconda un conflitto di altra natura. Che ha il colore dei soldi: non solo di come questo denaro debba essere distribuito tra Stato e Regioni, ma soprattutto di come di euro ve ne siano meno per tutti. La vera benzina dell’indipendentismo, senza timore di banalizzare troppo, affonda le radici in un crescente malcontento delle classi medie e popolari. Le prime che si riducono di numero e risorse, le seconde che aumentano di numero, ma affondano economicamente. Se non ci fossero dieci anni di crisi alle spalle, l’indipendentismo e le rivendicazioni di autonomia avrebbero il fiato ben più corto. La Spagna ha una geografia politica stravolta: Podemos e Ciudadanos, inesistenti fino a qualche anno fa, sono formazioni che messe insieme superano il 30 per cento dei consensi. L’economia ha il segno positivo, ma negli anni recenti ha sfiorato il baratro e la disoccupazione è vicina al 20 per cento.

il seguito sulla rivista


di Thomas Bendinelli email 


  




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