In casa come per strada [Rivista madre]
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Societa | 18 dicembre 2017  

In casa come per strada
 
Si diffonde, soprattutto nelle grandi città, il “barbonismo domestico”. Perdita di socialità, disagio psichico, depressione portano alcune persone a trasformare la loro abitazione in un contenitore del proprio malessere.

Fotografia

Un impiego di livello in un ufficio pubblico. Una casa di proprietà, nella zona residenziale e chic del centro storico romano. Ma intorno a sé il deserto. Rari contatti con la famiglia: genitori anziani, fratelli lontani. In Piero (il nome è di fantasia), una crisi lavorativa ha scatenato il crollo delle fondamenta. Prima la paura, l’angoscia di perdere l’impiego. Poi l’isolamento. Accanto a Piero si alimentano cumuli di oggetti, rifiuti che barricano l’uomo dentro casa.
La sua storia è una di quelle raccolte dalla Caritas di Roma sul fenomeno definito “barbonismo domestico”, una condizione che rinchiude nelle quattro mura le persone e le fa sopravvivere all’oscuro della società.
Nelle grandi città, più che nelle altre, è facile che il vicino di pianerottolo non faccia caso alla porta o alle persiane serrate. E non è raro che le persone, specie se anziane, siano dimenticate assieme alle loro patologie croniche. In base all’ultimo rapporto Caritas sulla povertà a Roma, almeno cento progetti l’anno vengono attivati per intervenire su storie come quella di Piero. Poca cosa, si potrebbe pensare, rispetto agli altri numeri del rapporto: 16 mila persone senza dimora e 30 mila famiglie in emergenza abitativa. Il centinaio di interventi rappresenta comunque una vittoria per gli operatori che riescono a intercettare una criticità e a iniziare, o almeno tentare, un recupero. Ma come si individuano i casi?
«Lo status economico non è una condizione centrale», afferma Massimo Pasquo, responsabile dei Servizi domiciliari della Caritas di Roma.

Il seguito sulla rivista


di Elisabetta Gramolini email 


  




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