Elogio del flop [Rivista madre]
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Famiglia | 22 marzo 2018  

Elogio del flop
 
Dalla cucina alla medicina, sono molte le innovazioni di successo nate da fallimenti. Sbagliare può essere costruttivo quando ci si rafforza e si acquista autostima, aprendosi alla creatività.

Fotografia
Thinkstock

In Svezia, a Helsingborg, è stato da poco inaugurato il Museo del fallimento: una galleria dei più grandi flop degli ultimi quarant’anni. L’idea è venuta al collezionista e psicologo Samuel West, convinto che fallire sia un imprescindibile strumento di conoscenza, un’occasione preziosa per avanzare verso la buona riuscita. Il motto che accoglie i visitatori sul sito dell’istituzione è: «Imparare è l’unico modo per trasformare un fallimento in successo». Le società più avanzate e competenti hanno accumulato nel loro curriculum tanti errori prima di raggiungere elevati standard. Perché, come spiega West, molte vittorie si conseguono solo perdendo qualche battaglia; crisi e difficoltà, diceva il poeta tedesco Friedrich Holderin, sono finestre che si aprono su nuovi cieli.
«Sul piano personale gli insuccessi sono un test per valutare i nostri desideri e interrogarci sulle nostre aspirazioni», dice Vincenzo Florio, psichiatra dell’ospedale di Bolzano. Durante il periodo dell’università, Albert Einstein veniva considerato dagli insegnanti uno scansafatiche ed è stato l’unico studente che, dopo il diploma, non ottenne un posto come professore. Durante l’impiego all’ufficio Brevetti, scrisse sei articoli che furono accettati e pubblicati dalla più prestigiosa università dell’epoca e nel 1905 vinse il Premio Nobel. «È difficile», aggiunge Florio, «trovare un esempio migliore di come il fallimento possa essere lo stimolo ideale per ricominciare».

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di Mariangela Masino email 


  




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