Il prete giornalista [Rivista madre]
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Rivista Madre
 
Attualità | 24 aprile 2018  

Il prete giornalista
 
Un ritratto affettuoso del direttore di Madre, di un comunicatore appassionato e intelligente che ha creato scompiglio, con la sua energia vulcanica, nel mondo editoriale bresciano.

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Don Mario Pasini s’accorse che cercavo proprio lui un venerdì di fine agosto 1960 quando, dopo aver chiesto a tutti i preti che passavano da via Tosio, allora sede del settimanale diocesano La Voce del Popolo, quale fosse il loro nome, capitò anche il suo turno. Don Mario mi guardò e, forse, mi giudicò uno di quei ragazzi in cerca di fortuna e di parole buone. Volle sapere chi fossi e perché lo cercavo («uno che da grande vuole scrivere per il suo giornale», gli risposi), ma anche chi mi avesse indirizzato fin lì e se fossi arrivato solo o accompagnato («il papà mi aspetta alla corriera e neppure sa che sono qui», sussurrai spaesato e preoccupato). Subito dopo mi guidò fino al suo studio e mi lasciò solingo a meditare sulla sfrontatezza con cui l’avevo avvicinato. Don Mario tornò poco dopo, mi consegnò un plico di bozze (edizione in lingua originale da I fioretti di san Francesco, mica bazzecole), mi disse che dovevo riportarle corrette lunedì mattina e mi raccomandò di non perdere la corriera.
Lunedì, con gli occhi fuori dalle orbite e il cuore in subbuglio, riconsegnai il plico. Don Mario lo degnò di uno sguardo lieve, pieno di comprensione e lo infilò nel cassetto della scrivania. Pensai che la storia fosse già finita ancor prima di incominciare, invece, chiamata a gran voce l’amministratrice, le comunicò che da quel momento il ragazzino entrava nella combriccola, imponendole di non profferire parola, che tanto le sue rimostranze non gli avrebbero fatto cambiare idea; subito dopo, al ragazzino impaurito, il direttore disse che il futuro dipendeva da lui e dalla sua volontà di lavorare e studiare. Nei mesi successivi don Peppino Tedeschi consegnò nelle mani di don Mario La Madre Cattolica, pregandolo di fare ogni sforzo per assicurarle un buon futuro. Nei primi mesi del 1961, lasciata la direzione del settimanale diocesano al suo vice don Antonio Fappani, don Mario si gettò a capofitto nella nuova avventura, portando con sé il fido Remo Bernocchi, il promettente Rosario Rotolo (uno che al ruolo di redattore aggiungeva quello di ideatore e grafico) e il ragazzino (io) sul quale, forse inconsciamente o forse no, aveva scommesso un soldo.

il seguito sulla rivista


di Luciano Costa email 


  




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