Donne, anima dell’Europa [Rivista madre]
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Attualità | 26 settembre 2018  

Donne, anima dell’Europa
 
Il Vecchio Continente è figlio dell’intelligenza, della generosità e della visione declinate al femminile: nei secoli sante, politiche, filosofe, femministe, studentesse hanno lavorato per costruire un futuro libero e solidale. Non dimentichiamole.

Fotografia
Thinkstock

L’anima dell’Europa ha il soffio lieve di Finsta, una località della Svezia centro-orientale abituata a misurarsi con il freddo e con il buio. Ma lo spirito del Vecchio Continente ha anche la tenace passione che la nobile Contrada dell’Oca, cuore antico di Siena, trasmette ai suoi figli. Santa Brigida e santa Caterina: l’Unione europea è figlia di intelligenza, generosità, fede e profezia declinate al femminile.
La voglia d’Europa, un’Europa pacificata, libera, solidale, è stato anche il sogno di tante altre donne. Come non ricordare Anna Siemsen, una pedagogista tedesca uscita da una famiglia di pastori evangelici, oppure la tedesca Edith Stein, nata ebrea, cresciuta atea, diventata carmelitana, deportata e uccisa ad Auschwitz e diventata santa? O come non citare la francese Louise Weiss, autrice del più bel discorso finora pronunciato al Parlamento europeo, la militante antifascista Ada Rossi e l’italo-tedesca Ursula Hirschmann, erede ribelle di una facoltosa dinastia ebraica berlinese, che ripeteva, come il drammaturgo Bertolt Brecht, di aver cambiato «più frontiere che scarpe»?
Tra le “madri dell’Europa” vanno annoverate la studentessa Sophie Scholl, un’eroina uccisa per i suoi valori da quel nazismo che avversava in maniera non violenta con il movimento della Rosa Bianca, la giurista belga Eliane Vogel–Polsky, femminista degli anni Settanta specializzata in diritto del lavoro, la francese Simone Veil, anch’ella deportata ad Auschwitz, ma sopravvissuta all’orrore, poi magistrato, intellettuale, politico, ministro, e, infine, la professoressa italiana Sofia Corradi, che ha dato il via al progetto Erasmus.
Tutte donne che hanno contribuito ad affratellare terre e popoli muovendosi in epoche, storie, Paesi differenti, ciascuna con la sua cultura e il suo credo religioso, accomunate dalla capacità di vivere il dialogo e il rispetto reciproco, dal considerare le differenze una ricchezza comune e non ingombranti intralci all’egoismo dei singoli e delle nazioni.

il seguito sulla rivista


di Alberto Chiara email 


  




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