Con i sogni di don Chisciotte [Rivista madre]
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Editoriali | 27 settembre 2018  

Con i sogni di don Chisciotte
 
«Meglio cavalcare i sogni belli con qualche figuraccia che diventare pensionati del quieto vivere: pancioni, lì, comodi. Meglio buoni idealisti che pigri realisti: meglio essere Don Chisciotte che Sancho Panza!».

Uno dei passaggi del discorso a braccio che papa Francesco ha fatto ai giovani di Palermo lo scorso 15 settembre può valere per tutti noi, ragazzi e adulti. In visita nel capoluogo siciliano a 25 anni esatti dall’uccisione di padre Pino Puglisi, Bergoglio ha voluto ricordare l’importanza di spendersi per gli altri, di sognare in grande, di giocare la propria stessa vita per grandi ideali. Senza la presunzione di cambiare il mondo. «Le nostre iniziative e quelle dei volontari devono essere un segno», diceva il sacerdote assassinato dalla mafia, «non sono qualcosa che può trasformare Brancaccio. Questa è un’illusione che non possiamo permetterci. Sono soltanto un segno per fornire altri modelli, soprattutto ai giovani. Lo facciamo per poter dire: dato che non c’è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualcosa. E se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto...». Ecco, anche noi, ogni giorno, possiamo fare qualcosa per migliorare noi stessi, l’ambiente in cui viviamo, il mondo. Senza avere la presunzione — e la frustrazione — di non raggiungere cambiamenti radicali, visibili nel breve periodo. Eppure è questo che muove le generazioni e le fa progredire.

il seguito sulla rivista


di Annachiara Valle email 


  




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