Paolo VI un santo per amico [Rivista madre]
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Attualità | 26 settembre 2018  

Paolo VI un santo per amico
 
Papa Giovanni Battista Montini sarà proclamato santo il prossimo 14 ottobre, in piazza San Pietro,durante il Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani,insieme con l’arcivescovo di San Salvador Oscar Romero.

Fotografia
Catholic Press

Fa un certo effetto poter scrivere di un “amico”, e per certe convergenze misteriose anche “collega”, che domenica 14 ottobre sarà proclamato santo per essere stato prete vescovo, cardinale e papa di Dio, sempre giusto e fedele, uomo di carità e misericordia, testimone della pace e della concordia, innamorato della giustizia, cantore sublime della civiltà dell’amore, consolatore degli afflitti e intercessore presso l’Altissimo per la guarigione di un bimbo e di una bimba. Uno salvato mentre stava ancora nella pancia della madre e poi consegnato alla vita; l’altra nata dopo una gravidanza che per i medici era impossibile portare a termine, ma che la mamma non volle interrompere procedendo con la forza della speranza, alimentata dalla fiducia nel miracolo invocato davanti alla sua reliquia (custodita nel santuario della Madonna delle Grazie a Brescia).
Come tanti, «anch’io voglio bene al Papa», a questo Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini, che ha scalato le vette della santità e che adesso viene restituito all’umanità in tutta la sua grandezza. Volendogli bene lo considero un “amico” da quando, vestito da monsignore (era il 1954 e lui era un semplice sostituto alla Segreteria di Stato vaticana), arrivato al mio paese, mi regalò un buffetto sulla guancia, che a me sembrò dire: «Vai e non temere»; un gesto semplice e delicato, che ebbe un seguito quando, nel 1955, da vescovo di Milano venuto a Brescia, mi chiamò vicino e mi regalò una carezza e quando, ventidue anni dopo, dicembre del 1977, lui Papa, vedendomi impacciato cronista, di fronte allo scoramento causato dal sequestro del nastro su cui avevo inciso i passi non scritti del suo discorso, mi consigliò «di far buon uso della memoria, che certo», aggiunse con un filo di voce che ancora mi emoziona, «non le dovrebbe mancare».

il seguito sulla rivista


di Luciano Costa email 


  




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