Bentornati al Sud [Rivista madre]
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Societa | 22 ottobre 2018  

Bentornati al Sud
 
Dopo essere fuggiti al Nord per studio o lavoro, molti ragazzi decidono di tornare nella propria terra d’origine. Per restituire al Mezzogiorno un po’ di ciò che hanno imparato altrove.

Fotografia
Thinkstock

Secondo l’ultimo rapporto dell’Associazione per lo sviluppo industriale nel Mezzogiorno (Svimez), sono 1,8 milioni i residenti al Sud che negli ultimi sedici anni sono fuggiti, la metà dei quali under 34. In più, per il 2019 si preannuncia il rischio di un forte rallentamento dell’economia meridionale. Così ogni volta la scena è la stessa: studenti fuorisede o ragazzi in cerca di un impiego che salutano le proprie famiglie nelle stazioni, con abbracci stretti e pieni della speranza di fare ritorno. Ma spesso il rientro si rivela un’illusione. E così il Sud si impoverisce: perde i giovani, la forza lavoro, e anche la tradizione perché non ha più nessuno a cui tramandarla. Ma perché si è arrivati a questo punto? Si tende di solito ad attribuire la responsabilità del divario tra il Nord e il Sud allo Stato e alle istituzioni (vedi box a pagina 37), ma la verità è che si tratta pure di un problema culturale. Secondo molti, i primi a credere nelle potenzialità dei loro territori di provenienza dovrebbero essere proprio i siciliani, i pugliesi, i campani, i calabresi. In nome dell’amore per la loro terra dovrebbero tornare e provare a cambiare le cose, a invertire il flusso, portando a casa ciò che hanno imparato sui libri e negli uffici, che hanno sperimentato e che sanno che funziona. Chi è andato via è cambiato, ha fatto esperienze, è cresciuto e può tornare più propositivo e aperto. Del resto, chi salverà il Sud se non i suoi figli?

il seguito sulla rivista


di Palma Agosta email 


  




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