Diciamo insieme basta [Rivista madre]
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Societa | 23 ottobre 2018  

Diciamo insieme basta
 
Il 25 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne. Qualcosa è stato fatto, ma molto resta ancora da fare, soprattutto nel campo della prevenzione e dell’aiuto alle vittime.

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Come ogni novembre siamo qui a ricordare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne; anno dopo anno lavoriamo e speriamo perché, nel mondo, nessuna donna debba sentirsi minacciata o subire una qualsiasi forma di violenza fisica, verbale, psicologica, economica. Eppure anche questo 25 novembre porta la sua terribile e interminabile lista di vittime: solo in Italia la prima di questo 2018 è stata, il 20 gennaio, Esther Onane Eghianruwa, 37 anni, uccisa a Dalmine da un colpo di pistola sparato dal compagno, Fabrizio Vitali, incensurato, e l’ultima (in ottobre, mentre stiamo andando in stampa) è Pia Maria Lina Mapelli, 77 anni, uccisa a coltellate dal marito. È una violenza “democratica”: colpisce senza guardare l’età, il ceto sociale, la regione di appartenenza, se si è immigrati oppure no. E ha un comune denominatore: “l’amore”. Se non fosse così tragico verrebbe da ridere, sì, perché gli assassini — spasimanti, mariti, fidanzati o ex — si giustificano dicendo che l’hanno fatto «per amore». Un sentimento deviato che in realtà nulla ha a che vedere con il rispetto, ma che si nutre solo di possesso e prevaricazione.
Violenza tra le mura di casa e nuove leggi Negli ultimi mesi si è discusso sul tema della violenza domestica, portata sotto i riflettori dal disegno di legge del senatore leghista Simone Pillon, contro il quale si sono schierati le reti antiviolenza, le associazioni di medici, di avvocati, le Acli, l’Unione delle camere minorili, il Forum delle famiglie, per citarne alcuni, segnalando pericoli e punti critici.

il seguito sulla rivista


di Simona Gaffuri email 


  




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