È Natale ma non per tutti [Rivista madre]
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Reportage | 26 novembre 2018  

È Natale ma non per tutti
 
È un momento di festa, ma non in ogni parte del mondo. Carlotta Sami,portavoce dell’Unhcr, parla dei dieci milioni di “ultimi” che non hanno patria né diritti. Cosa possiamo fare per loro?

Fotografia

Il Natale si avvicina. Per chi è credente è un momento importante, per chi non lo è rappresenta un’occasione di ritrovo e, almeno in Italia, di festa. Sarà l’idea romantica che il Natale si porta appresso, saranno i giorni di festività, ma anche chi è sempre solo raramente il 25 dicembre viene dimenticato. Ma chissà se, al di là delle distinzioni religiose o etniche, davvero è Natale in tutto il mondo, se gli ultimi possono contare — almeno in questo periodo — su un sorriso, una mano amica, un supporto. Come la filosofa di origini ebraiche Hannah Arendt aveva previsto cinquant’anni fa, oggi c’è una nuova “categoria” di ultimi, una creazione del mondo moderno: sono gli apolidi, individui — quasi 10 milioni — che non possiedono la cittadinanza di nessuno Stato, che sono privati dell’accesso a diritti fondamentali quali istruzione, salute, lavoro e libertà di movimento.
È per sostenere queste persone che, nel 1950, nacque l’Agenzia delle nazioni unite per i rifugiati (Unhcr).

il seguito sulla rivista


di Marta Perrini email 


  




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