Gauguin e gli altri, i giganti inquieti [Rivista madre]
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Gauguin e gli altri, i giganti inquieti
 
«Chiudo gli occhi per poter vedere.

Fotografia

Gli alberi sono blu, i prati rosa, i cieli arroventati da manciate squilibrate di luci primitive e violente», scrive Paul Gauguin a Vincent Van Gogh. L’uso dei colori, le proporzioni esagerate dei corpi immersi in paesaggi visionari distinguono il pittore francese dai contemporanei. In uno dei suoi capolavori del 1896, Ritratto di giovane donna, Jeanne Goupil, le piante selvagge e i fiori hanno sfumature allucinate, morbose. Per lui dipingere è comunicare gli enigmi che affiorano nel «mondo interiore, nei territori selvaggi e oscuri della mente». Al quadro esposto al SalondesVingts di Bruxelles furono dedicate poche sarcastiche righe da un critico: «Monsieur Gauguin, con i suoi tronchi d’albero blu e i cieli gialli, non possiede il più elementare senso cromatico». Critiche feroci anche per altri pittori impressionisti, Manet, Degas, Monet, Renoir, Cézanne, Van Gogh, i giganti inquieti della pittura rivoluzionaria francese.

il seguito sulla rivista


di Tina Lepri email 






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