Rovesciare l’umiliazione in dignità [Rivista madre]
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Le parole che non ti ho detto

Rovesciare l’umiliazione in dignità
 
Torniamo a parlare di violenza sulle donne, in questo mese in cui se ne parla di meno. Per non abbassare la guardia di fronte allo scandalo.

Il 25 novembre, nel giorno in cui si celebrava la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, mi sono imbattuto in una donna che, matura, colta, impegnata e intelligente, mi presentava tutta la sua perplessità su queste – le ha chiamate così – «chiacchiere inutili». «Produrranno effetti? Ma si pensa davvero che gli uomini violenti cambino atteggiamento per un appello sul web? O per una macchia rossa sul viso? E la lotta costante non dovrebbe essere fatta tutti i giorni, con percorsi di formazione e di educazione, e non confinata in una celebrazione colorata e rumorosa che poi lascia il tempo che trova e si ritorna come prima?».
Tutte obiezioni che possono essere plausibili e ragionevoli. Ma solo l’ultima, in fondo, mi è parsa condivisibile. Penso che ricordare con forza, almeno un giorno all’anno, gridare allo scandalo di uomini, di potere o no, ma sempre con il potere di far male, sia importante. Sempre che, inseguendo l’onda del tempo, come una specie di surfisti esperti, non facciamo altro che assecondare le altezze del momento, rifugiandoci in basso prudenti quando la potenza va scemando. Fuor di metafora: tacendo quando non se ne parla più o se ne parla meno.

il seguito sulla rivista


di Vittorio Sammarco email 






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