Non è un Paese per giovani [Rivista madre]
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Non è un Paese per giovani
 
La metà degli under 30 è disposta a trasferirsi in un altro Stato per trovare un’occupazione. Storie di ragazzi che scelgono il loro destino altrove per non smettere di inseguire i propri sogni.

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Getty images

Le ultime ricerche dell’Istat sul lavoro in Italia, pubblicate nei primi giorni di gennaio, sembrano un bollettino di guerra. Anche i pochi trend positivi si ridimensionano, se letti globalmente: l’aumento dell’occupazione registrato nell’ultimo trimestre del 2018, di per sé una buona notizia, riguarda però quasi esclusivamente gli over 35 e i contratti a tempo determinato. Gli scorsi mesi, parallelamente, hanno superato il 30 per cento i cosiddetti Neet, persone tra i 25 e i 29 anni che non studiano né lavorano. I numeri europei, intanto, vanno in direzione contraria: se il tasso di disoccupazione italiano nella fascia tra i 15 e i 24 anni si attesta sul 31,8 per cento (dietro di noi solo Spagna e Grecia), nell’Unione scivola sotto al 15. Una realtà difficile per tutti che conferma, una volta di più, come l’Italia non sia un Paese per giovani. Il nostro Stato è il più vecchio d’Europa: la presenza di under 30 risulta la più bassa degli Stati membri e, per il terzo anno consecutivo, assistiamo al fenomeno del declino demografico. Oltre a un problema di età, i disagi dei giovani italiani sono amplificati dalla “crisi”: nell’ultimo decennio i dipendenti under 35 hanno guadagnato in media quattromila euro in meno all’anno e meno 21 per cento rispetto agli standard delle generazioni precedenti.

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di Marta Perrini email 






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