La sfida delle donne [Rivista madre]
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La sfida delle donne
 
Nonostante siano più diligenti e brillanti negli studi rispetto ai maschi, risultano tuttora svantaggiate nell’ambito del lavoro. Colpa di una cultura famigliare e sociale ancora troppo tradizionale, oltre che di aziende e di un sistema di welfare che non si fanno carico delle loro necessità. Ma qualcosa sta finalmente iniziando a cambiare.

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Getty Images

Più brave, sin dalle elementari. Più diligenti, veloci e brillanti fino all’università, dove si laureano nei tempi giusti e con voti più alti dei colleghi maschi. A dirlo sono i dati, contenuti negli studi che puntualmente vengono presentati in Italia, in occasione dell’8 marzo, la Giornata internazionale delle donne. Le ricerche effettuate da Almadiploma e Almalaurea, riferite al 2018, confermano un trend costante: le studentesse concludono la scuola superiore con un voto medio pari a 79,4 su cento, mentre i maschi ottengono 75,7 su cento. Sono, inoltre, più intenzionate a proseguire gli studi dopo il liceo (76,4 per cento delle femmine rispetto al 62,2 dei maschi). Anche all’università, la maggioranza dei laureati del 2017 sono ragazze (59,2 per cento). E ancora: la quota di donne che si laureano in corso è il 53,1 per cento (48,2 per gli uomini) con un voto medio di 103,5 su 110 (101,6 per i maschi).
E poi? Stappato lo spumante e finita la festa, per le laureate inizia una battaglia più ardua rispetto ai colleghi per entrare nel mondo del lavoro. Secondo l’Istat, il tasso medio di occupazione femminile è del 49 per cento, una percentuale molto bassa, che pone l’Italia al penultimo posto tra i Paesi europei, prima della Grecia. Una analisi dettagliata la offre il Rapporto 2018 sulla condizione occupazionale dei laureati, stilato da Almalaurea, che evidenzia come, purtroppo, non ci sia nulla di nuovo sotto il sole. A cinque anni dal conseguimento del titolo, le differenze occupazionali di genere si confermano significative: 84,6 per cento per le donne e 91 per cento per gli uomini, con uno scarto di 6,4 punti percentuali. Per non parlare del confronto fra laureate con o senza figli.

il seguito sulla rivista


di Elisabetta Gramolini email 






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