Un fiocchetto lilla per dire che vogliamo bene [Rivista madre]
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Le parole che non ti ho detto

Un fiocchetto lilla per dire che vogliamo bene
 
I disturbi alimentari richiedono pazienza, attenzione, amore, relazioni. E non solo per una giornata all’anno.

Un fiocchetto sulla giacca e una parola di più sulla bocca. Perché no, non è vero che in questi casi le parole non servono, che possono confondere, intimidire, illudere o essere fraintese. Le parole non dette a una persona che soffre di problemi di autostima, che rischiano di sfociare in bulimia o anoressia, a volte generano il peggiore dei rimorsi. Di non averci almeno provato... Per questo la Giornata nazionale del 15 marzo, dedicata a chi soffre di disturbi del comportamento alimentare, ha bisogno di parole dette, di significati e gesti, di attenzioni, di coraggio ma anche di prudenza. Di relazioni umane forti e delicate insieme. Forse, ma non sono esperto, è proprio l’impatto indiretto che il fiocchetto lilla – da portare ben in vista – vuole trasmettere.
Sono oltre 70 milioni nel mondo, e in Italia circa tre milioni, le persone che fanno i conti con i disturbi del comportamento alimentare, senza considerare tutto un sommerso di casi non evidenti o non dichiarati. Il cibo, il corpo, il tatto, l’immagine di sé, quello che altri vedono o giudicano, la moda, lo sguardo sono tutti elementi che fanno la felicità o la depressione, e non solo di donne, ma anche di non pochi maschi. In quest’epoca in cui solo se appari sei qualcuno, per molte persone «apparire male» è un dramma.

il seguito sulla rivista


di Vittorio Sammarco email 






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