Il sogno di un mondo umano [Rivista madre]
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Il sogno di un mondo umano
 
Nel film Cafarnao, ora nelle sale, la regista Nadine Labaki racconta la struggente storia del piccolo Zain. Simbolo di un’infanzia maltrattata, ai margini, per la quale nessun riscatto sembra possibile.

Fotografia

Il ragazzino viene accompagnato da un massiccio poliziotto nell’aula del tribunale. Ma quella sullo schermo non è la scena di una favola: moderno Pinocchio, Zain è accusato di aver accoltellato un uomo. Siamo a Cafarnao, importante città del Libano che tiene tenacemente fede alla fama biblica: luogo dove iniziò la predicazione di Gesù perché pieno di confusione, di disordine sociale e morale. L’anziano magistrato appare intenerito da quel dodicenne minuto e arruffato: gli chiede se lui e la sua avvocato, una volontaria dell’associazione per i diritti dei minori, sappiano davvero cosa stanno facendo. Lo scugnizzo, serio sotto il ciuffo di capelli e il muso sporco, risponde deciso: «Ho denunciato mio padre e mia madre e voglio che lei li giudichi per il reato di avermi messo al mondo, condannando me e le mie sorelle a un’esistenza disgraziata che non è neppure vita. Impedisca che facciano altri figli. Anche se è tardi». La cinepresa inquadra la pancia della mamma, nuovamente incinta, e il volto costernato del papà che, sollecitati dal giudice, provano a giustificarsi raccontando il loro punto di vista. Dopo però tocca al piccolo Zain che, con parole forti e ingenue, farà rivivere le tappe di una minuscola odissea.

il seguito sulla rivista


di Maurizio Turrioni email 






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