Pasqua: la terra che versa fiori [Rivista madre]
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Caleidoscopio

Pasqua: la terra che versa fiori
 
I testi liturgici del triduo pasquale sono altamente poetici e la grande festa cristiana ha ispirato una lunga schiera di poeti.

Un luogo comune vuole che sia Natale la festa che fa fiorire poesia, intesa in senso letterale e letterario. Non si può negare che sia vero. Ma anche la Pasqua è la festa che ha ispirato testi di alta poesia, che comunicano speranza, gioia e pace.
Pasqua vuol dire risurrezione di Cristo. E la risurrezione non va disgiunta dalla passione e morte del Signore. Pertanto dire Pasqua è prima di tutto contemplare l’ultima cena, l’intimità di un incontro fra Gesù e i suoi discepoli, ai quali viene fatto il grande dono della eucaristia... Poi vengono la notte terribile della ingiusta condanna di Cristo, i tradimenti di Giuda e Pietro... e poi quella assurda crudeltà verso il condannato alla croce. Nel buio del pomeriggio del venerdì contempliamo la morte di Cristo in croce. Una morte seguita dalla sepoltura e dal grande silenzio del sabato santo: un giorno di dolore lenito dalla attesa di donne trepidanti di onorare un corpo con unguenti e profumi, mescolati alle loro lacrime. E ci saranno le lacrime, ma saranno solo di gioia e sorpresa. Quelle del mattino di Pasqua quando risuona il messaggio mai spento nei secoli: «È risorto, non è qui... non cercate tra i morti colui che è vivo». Ed è proprio l’intreccio dei giorni del triduo pasquale a ispirare una vera poesia: sgorga dal cuore di grandi credenti che, contemplando, hanno creato parole che sanno di eterno.

il seguito sulla rivista


di Gabriele Filippini email 






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