Ogni morte di uomo mi diminuisce... [Rivista madre]
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Editoriali

Ogni morte di uomo mi diminuisce...
 
«Ogni morte di uomo mi diminuisce perché partecipo dell’umanità. E quindi non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te».

Le parole evocate da Ernest Hemingway nel suo celebre capolavoro commuovono sempre. Perché sono profondamente vere. Ogni vita umana persa è un danno all’umanità nel suo insieme. Ogni vita calpestata, isolata, derisa, umiliata, emarginata è un far tornare indietro tutti nella scala della civiltà. Lo dice con altre parole il ragazzino quindicenne che a Torre Maura ha tenuto testa agli attivisti di Casa Pound: «Questa cosa di andare sempre contro le minoranze a me non mi sta bene. Nessuno deve essere lasciato indietro, né italiani, né rom, né africani, né nessun altro». Un modo per dire che facciamo tutti parte della stessa famiglia e il problema non è il colore della pelle, l’etnia, la lingua o la religione. Il problema è non lasciare indietro nessuno. Perché se qualcuno non ce la fa è il sistema nel suo insieme che ha fallito. Che non è riuscito a valorizzare i talenti di ciascuno, che ha rimosso, come pure chiede la nostra Costituzione, «quegli ostacoli di ordine economico e sociale» che «impediscono il pieno sviluppo della persona umana».

il seguito sulla rivista


di Annachiara Valle email 






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