Quota 100 Luci e ombre della riforma [Rivista madre]
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Quota 100 Luci e ombre della riforma
 
Un traguardo sudatissimo per alcuni. Un miraggio per altri. L’uscita dal mondo del lavoro per tanti in Italia ha il sapore della serenità. «Essere pagati, senza lavorare» è per i fortunati ex lavoratori un ritornello comune. Ma a che prezzo?

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Getty Images

La spesa pensionistica nazionale è pari a oltre il doppio della media in Europa in proporzione al Prodotto interno lordo. L’ultimo rapporto sul tema della Commissione di Bruxelles è stato chiaro nei confronti del nostro Paese: si spende troppo ma allo stesso tempo «la protezione contro la povertà è inadeguata». Per non parlare delle generazioni più giovani. La Commissione conferma gli incubi di coloro che hanno stipendi bassi e carriere discontinue: avranno assegni pensionistici da fame. Che fare allora? L’esecutivo giallo-verde a inizio anno ha risposto con un decreto, il 4 del 2019, reso popolare da uno dei provvedimenti contenuti, la cosiddetta Quota 100. «Si tratta di una revisione delle regole della riforma Fornero», spiega Villiam Zanoni, consulente ed esperto di sistemi previdenziali. «Quota 100 consente a chi ha 62 anni e 38 di contributi di anticipare la pensione di tre-quattro anni, rispetto all’attesa precedente. Le altre modifiche contenute nel decreto hanno un peso minore. In sostanza, è stato sospeso l’adeguamento alla aspettativa di vita ma è stata reintrodotta la “finestra” di uscita. Il beneficio immediato in questo caso è di soli due mesi. La norma è transitoria e bisogna capire se supererà il fuoco incrociato dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e del Fondo monetario». Già, perché il punto dolente è la sostenibilità per i conti pubblici delle modifiche contenute nel decreto.

il seguito sulla rivista


di Elisabetta Gramolini email 






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