Lo sguardo di Almodóvar [Rivista madre]
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Lo sguardo di Almodóvar
 
Dolor y Gloria è il nuovo film con cui il grande regista spagnolo, ora settantenne, è sbarcato a Cannes. Una riflessione profonda sulla vita.

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È una questione di sensibilità. Di gusto. Pedro Almodóvar è uno dei pochi cineasti che sanno raccontare storie aspre, perfino estreme, senza scioccare. Anzi, rendendo credibile ciò che in altre mani rischierebbe di essere grottesco. I temi a lui più cari (l’amore, i rapporti tra donne, la critica alla religione, l’omosessualità vista anche con occhio autoironico) finiscono sempre per esaltare la forza profonda dei sentimenti, l’empatia per le umane debolezze, la compassione, la solidarietà. È ciò che la critica unanimemente definisce lo sguardo “almodóvariano” sulla vita. E quando il proprio nome diventa attributo cinematografico (come “felliniano” o “alla Kubrick”), allora vuol dire che si è lasciato il segno. Quasi settantenne (il suo compleanno cade il 25 settembre), dopo quarant’anni di carriera, una ventina di film amatissimi, due Oscar (per il miglior film straniero a Tutto su mia madre e per la sceneggiatura di Parla con lei) e un’infinità di altri premi, Almodóvar potrebbe risparmiarsi e magari dedicarsi di più alla musica, altra sua passione. Invece, è ancora pronto a mettersi in discussione attraverso il suo alter ego cinematografico, visto che per ogni film attinge a qualcosa di personale. Mai però così intimo come nel caso di Dolor y Gloria, la nuova pellicola (ora anche nelle sale italiane) con cui è sbarcato per l’ennesima volta sulla Croisette, accettando l’invito del produttore Thierry Frémaux a concorrere per il Palmares del 72° Festival di Cannes. Probabilmente per riconoscenza nei confronti della kermesse che per prima gli attribuì un premio per la regìa, lanciando poi Tutto su mia madre verso il trionfo hollywoodiano. Forse anche alla ricerca della definitiva consacrazione, strappando quella Palma d’oro finora sfuggitagli (nel 2006 aveva però ricevuto anche il premio per la miglior sceneggiatura con Volver). Certamente perché Pedro si sente a casa sulla Croisette, amato e compreso, pronto a fare i conti con se stesso, con la complicità di critici e spettatori.

il seguito sulla rivista


di Maurizio Turrioni email 






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