Il Padre Nostro cambia in meglio [Rivista madre]
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Caleidoscopio

Il Padre Nostro cambia in meglio
 
Il testo dell’unica preghiera insegnata da Gesù cambia una frase relativa alla tentazione per farci meglio comprendere il volto di Dio.

La decisione della Conferenza episcopale italiana di rivedere, accogliendo un desiderio di papa Francesco, la traduzione del testo del Padre Nostro per ora riguarda solo il lezionario che riporta le letture bibliche per le celebrazioni, ma si attende la pubblicazione del messale romano che sancirà il cambiamento anche nel testo della preghiera recitata dai fedeli nella messa e ogni volta che, personalmente o in famiglia o in gruppo, si desidera pregare il Padre nostro.
Per ora, a dire il vero, qualche confusione c’è: in alcune parrocchie già si recita la preghiera “aggiornata”, in altre no... e può capitare che anzichè dire la frase «non indurci in tentazione» alcuni dicano «non abbandonarci alla tentazione». E bisognerà, realisticamente, riconoscere che per un po’ di tempo questa confusione resterà. Ma si tratta di un aspetto marginale destinato a svanire con il tempo. Quello che più conta, invece, è comprendere che questa scelta non è uno sfizio di specialisti in materia, con o senza tonaca, ma una esigenza che si trascina da anni. Potremmo dire da secoli, se si tiene conto, ad esempio, che il celebre filosofo francescano Duns Scoto, alla fine del tredicesimo secolo, in contrasto con l’ancora più conosciuto e apprezzato domenicano san Tommaso D’Aquino, riteneva più corretta la traduzione «fa’ che non cadiamo in tentazione».

il seguito sulla rivista


di Gabriele Filippini email 






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