In vacanza separati [Rivista madre]
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In vacanza separati
 
Per molte famiglie, nelle quali i genitori vivono divisi, l’arrivo delle ferie può diventare una resa dei conti o un banco di prova sul piano del rispetto reciproco e delle responsabilità.

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Getty Images

Ci sono le vacanze di Natale. Quelle di Pasqua. E c’è pure l’inizio di maggio, un periodo che le 90 mila famiglie separate in Italia hanno ben impresso nella mente, perché segna il termine entro il quale stabilire le vacanze estive, da distribuire fra mamma e papà. Nei casi di separazioni legali, la prima decade del mese rappresenta, quindi, un momento cruciale, perché mette alla prova gli adulti sul piano del rispetto e delle responsabilità. «È il periodo in cui riceviamo più segnalazioni», afferma Ernesto Emanuele, presidente dell’Associazione famiglie separate cristiane, nata nel 1989 per offrire un’accoglienza attiva 24 ore al giorno e un aiuto spirituale tramite i gruppi di preghiera. «Entro quella data deve essere comunicato il periodo di ferie all’altro genitore, in osservanza di ciò che ha stabilito il giudice, in termini di giorni assegnati a ciascuno da trascorrere con i minori», ribadisce Tiziana Franchi, presidente dell’Associazione padri separati, che da 28 anni ascolta i bisogni dei papà nel difficile cammino dell’affido condiviso e raccoglie segnalazioni attraverso il sito www.padri.it. A volte raggiungere un accordo è faticoso «Quando non si trova un accordo», continua Franchi, «uno dei due, il più delle volte il padre, non ha modo quell’estate di andare in vacanza con il figlio perché contro l’opposizione dell’altro genitore deve per forza ricorrere al giudice. I tempi sono lunghi e non è detto, inoltre, che la persona abbia la capacità economica di rivolgersi ogni volta a un avvocato». Il rischio conseguente è poi che, durante l’anno, i rapporti fra i genitori si inaspriscano ancora di più e che «si perda il contatto anche con il figlio», mette in guardia Franchi. Secondo l’Associazione delle famiglie separate cristiane, esiste un “peccato originale” alla base di questa situazione: «È la legge sulle separazioni del 1975», dice Emanuele, «in base alla quale un genitore, nella fattispecie la madre, educa, mentre l’altro, se non è d’accordo, deve ricorrere al giudice.

il seguito sulla rivista


di Elisabetta Gramolini email 






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