Pierfrancesco Favino eleganza e talento [Rivista madre]
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Pierfrancesco Favino eleganza e talento
 
Bello, bravo e affascinante, attore completo, il prossimo mese compirà cinquant’anni. Nel film Il traditore, campione di incassi della stagione, interpreta Tommaso Buscetta, il “boss dei due mondi”.

Fotografia

Il Nastro d’argento come miglior protagonista promessogli per Il traditore di Marco Bellocchio (film ancora nelle sale, tra i migliori incassi italiani della stagione) è il premio più bello che Pierfrancesco Favino potesse ricevere per i suoi 50 anni (li compirà il 24 agosto). Perché prova che in quasi tre decenni di carriera il suo amore per la recitazione non è mai venuto meno. Anzi si è affinato attraverso una cinquantina di film e una ventina di produzioni televisive. In effetti, ha lavorato tantissimo.
Troppo, secondo certi critici che sottolineano il rischio di sovraesposizione. Se da una parte uno come Luca Zingaretti ha finito per farsi fagocitare dal suo personaggio più popolare, quello del commissario Montalbano (tanto che lo spettatore, vedendolo in altri ruoli, è solito esclamare: «Guarda che cosa fa Montalbano!»), di converso Favino ha una personalità e un’immagine così forti da correre il rischio opposto: qualsiasi sia la parte, per lo spettatore è sempre Favino che fa questo oppure quello.
Invidia, forse, per un interprete che oltre alla notorietà in Italia (L’ultimo bacio, Le chiavi di casa, Romanzo criminale, Saturno contro) ha saputo conquistarsi fama internazionale partecipando a blockbuster come Le cronache di Narnia, Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee, World War Z con Brad Pitt, Angeli e demoni oppure Rush, entrambi di Ron Howard.
O, forse, invidia per l’uomo che appare il solo degno erede di quel fascino mediterraneo che fu di Marcello Mastroianni. Tuttavia un’ecletticità, la sua, che non ha giovato alla costruzione di una precisa immagine artistica. Quella, tanto per intenderci, che quest’anno sulla Croisette è valsa il premio alla carriera per Alain Delon e la Palma d’oro come miglior attore ad Antonio Banderas.

il seguito sulla rivista


di Maurizio Turrioni email 






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