Abbandono [Rivista madre]
Twitter   Facebook   Abbonamenti    
Rivista Madre
 
Dizionario dei giorni nostri

Abbandono
 
«Niente è perso se non quello che si abbandona».

Credo che altre volte questa bella frase di Mario Tommasini, che fu assessore a Parma e profondo innovatore della vita sociale della sua comunità, sia comparsa nelle righe di questa rubrica. Ma oggi questa frase, apparentemente così semplice, deve essere ancora una volta ripetuta e ricordata.
L’idea che nessuno – buono o cattivo che sia – debba essere abbandonato, idea che ha caratterizzato fin qui così profondamente il nostro Paese e ispirato tutta la sua vita democratica, sembra essere oggi uscita dalla costruzione della agenda delle priorità, e dalle nostre stesse coscienze. L’elenco delle categorie di persone che riteniamo legittimo, e addirittura giusto, abbandonare si allunga di giorno in giorno. Continuamente riduciamo il numero di coloro che consideriamo nostri fratelli, simili a noi, e degni, quindi, di compassione, aiuto e protezione. Perché non umani e senza alcuna possibilità di tornare a esserlo. Un esempio di lista? Carcerati, poveri, barboni, immigrati, stranieri, rom (meglio noti come zingari), i cosiddetti Neet (giovanissimi e giovani che non studiano, non lavorano e non si formano), matti, disabili, islamici, ebrei, omosessuali, meridionali, donne, bambini. Purtroppo avrò certamente dimenticato qualcuno.

il seguito sulla rivista


di Agnese Moro email 






 Fai girare questa notizia






 Traduci questa pagina


Translate this page with Google

 Fai un regalo speciale

Se regali un abbonamento a MADRE
a una tua amica, per te il
Grembiule realizzato per i 130 anni di MADRE
regalo
Chiamaci al Tel. 030 42132  o scrivici: abbonamenti@rivistamadre.it