La seconda vita degli oggetti [Rivista madre]
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La seconda vita degli oggetti
 
Tra mercatini e vendite online, la compravendita dell’usato ha raggiunto l’anno scorso, in Italia, un volume d’affari di 23 miliardi di euro. Un boom che non conosce crisi: perchè il riciclo fa risparmiare, è etico ed eco- friendly.

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Getty Images

Fa risparmiare, e in anni di stipendi fermi conta non poco. È etico ed eco-friendly, il che, nell’anno in cui la piccola Greta è diventata simbolo della lotta mondiale per l’ambiente, conta ancora di più. Ed è di moda e sempre più facile, aiutato dalla minore diffidenza nei confronti degli acquisti online. È il mercato del second hand, dell’acquisto di seconda mano, che non conosce crisi e anzi è diventato oramai un fenomeno di massa.
A dirlo è l’Osservatorio second hand economy uno studio condotto dalla società Doxa per Subito, una delle principali piattaforme in Italia per vendere e comprare online. L’indagine rivela che lo scorso anno l’economia dell’usato in Italia ha superato quota 23 miliardi di euro, in aumento di quasi il 30 per cento in soli cinque anni. Il settore che pesa di più resta quello delle automobili, che da solo si mangia quasi la metà del second hand, ma crescono sempre più anche elettronica, casa, sport e hobby, abbigliamento e vintage in genere. «A trainare la crescita dell’economia dell’usato», sottolinea il rapporto, «gioca sicuramente un ruolo di primo piano l’online, che da solo pesa oggi 9,8 miliardi di euro, a conferma che la progressiva digitalizzazione del Paese e un uso sempre più massiccio di smartphone e tablet stanno facendo spostare le modalità di acquisto degli italiani sempre più verso l’online anche (oltre che per il nuovo, ndr) per quanto riguarda l’usato». Il tema del risparmio è ovviamente uno dei fattori principali che muovono questo settore ma, rispetto anche solo a un anno fa, è cresciuta molto la percentuale di coloro che, nell’acquisto di seconda mano, vogliono fare scelte consapevoli, contribuendo a una crescita sostenibile che porti vantaggi non solo a livello personale, ma anche a livello ambientale ed etico. «Cresce», afferma l’indagine, «la scelta dettata dalla volontà di trovare pezzi unici o vintage (50 per cento) e di contribuire all’abbattimento degli sprechi e al benessere ambientale attraverso il riutilizzo (43 per cento).

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di Thomas Bendinelli email 






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