Pupi Avati il cantore d’Italia [Rivista madre]
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Pupi Avati il cantore d’Italia
 
Il regista ottantenne festeggia i cinquant’anni di carriera con l’uscita del nuovo film Il signor Diavolo.

Fotografia

La cosa bella di Pupi Avati è che scrive da solo le storie dei suoi film. Prende spunto da suggestioni, racconti familiari, ricordi, emozioni inedite pescate nel personalissimo bagaglio della memoria. Un fai da te che non si limita al soggetto e alla stesura della sceneggiatura per concludersi dietro la macchina da presa (percorso, questo, che è solito fare anche il regista Giuseppe Tornatore), ma che si completa con tutte le fasi produttive della pellicola. Perché a realizzare ogni suo copione è la società DueA Film (fondata fin dagli inizi col fratello Antonio), che si occupa dei finanziamenti senza mai ricorrere al contributo di denaro pubblico da parte del ministero. Insomma, Avati non è solo uno dei registi più prolifici e amati del cinema italiano, ma è anche un sublime artigiano della cinepresa. In cinquant’anni di carriera ha girato 40 film e cinque serie tv di successo, spaziando dal dramma al thriller con venature di horror, dalla commedia sociale a quella in costume, fino al genere musicale (bravo clarinettista, ha firmato con il trombettista Bix Beiderbecke una delle più belle pellicole sul jazz).Tutte storie raccontate con stile inconfondibile, che fa di lui il cantore di un’Italia in equilibrio tra modernità e tradizione, tra mediocrità e insospettabili slanci umani. Pupi, da sempre amante della storia, è meticoloso nel preparare i copioni, nella ricerca della documentazione. Tanto che i suoi studi per la realizzazione prima di Magnificat e poi de I cavalieri che fecero l’impresa lo hanno portato a diventare un esperto medievalista.

il seguito sulla rivista


di Maurizio Turrioni email 






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