La legge c’è ma non si vede [Rivista madre]
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La legge c’è ma non si vede
 
Per sconfiggere bullismo e cyberbullismo, esistono strumenti normativi all’avanguardia, ma la pratica è ancora lontana dai risultati attesi.

Fotografia
Getty Images

Gioco degli scacchi? Perché no. E poi video, canzoni, piece teatrali. Contro bullismo e cyberbullismo i progetti nelle scuole o le attività promosse da associazioni e istituzioni mirano all’utilizzo di diversi linguaggi. L’importante è parlarne: mettere sotto la luce dei riflettori della stampa o dell’opinione pubblica i casi che si verificano è fondamentale.
La vessazione da parte dei coetanei, che sia online o nella vita reale, confina la vittima in un angolo. Per uscire dalla prigione della discriminazione, gli strumenti anche normativi non mancano. Sono passati due anni dall’approvazione della legge, la 71 del 2017, che metteva nero su bianco le misure per rimuovere oppure oscurare contenuti sul web imbarazzanti o considerati offensivi da parte delle giovani vittime di cyberbullismo. Una norma talmente innovativa da essere salutata fra le più progredite in Europa nel contrasto del fenomeno. Fra gli strumenti inseriti nel testo, c’è la possibilità, per chi subisce minacce o insulti, di richiedere al gestore del sito l’oscuramento delle frasi, delle foto o dei video che li riguardano. Ma c’è anche l’istituzione di un tavolo tecnico presso la presidenza del Consiglio, coordinato dal ministero dell’Istruzione, animato da diversi soggetti (dicasteri, garanti di infanzia e privacy, associazioni, rappresentanti di ragazzi e genitori).
Proprio questo organismo si è riunito una volta sola a febbraio dello scorso anno e non ha prodotto ancora né il piano integrato di contrasto e prevenzione, né il sistema di raccolta dati e monitoraggio e neppure il codice di regolamentazione per gli operatori della rete previsti dalla legge.

il seguito sulla rivista


di Elisabetta Gramolini email 






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