Un uomo “speciale” [Rivista madre]
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Un uomo “speciale”
 
Il sei settembre avrebbe compiuto 94 anni, invece se n’è andato, a luglio, Andrea Camilleri, grande sceneggiatore per la tv, poi scrittore di successo e “papà” del commissario Montalbano.

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Quando si è diffusa la notizia della morte di Andrea Camilleri (il 17 luglio, a Roma, nella stanza d’ospedale del Santo Spirito dove era ricoverato da un mese) per gli italiani, tutti, è stato come se fosse scomparso uno di famiglia. Un nonno, saggio ma ironico e birbante, alle cui storie ci eravamo affezionati da quando, nel 1994, il commissario Montalbano aveva conquistato prima fama editoriale e poi popolarità televisiva con le fattezze dell’attore Luca Zingaretti. Sobrio ed elegante nel trapasso, così come nella sua esistenza, Camilleri si è spento di primo mattino come per non dar fastidio: coi giornali ormai in edicola, la notizia è montata via etere tra radio, tv e social. I familiari, che hanno chiesto rispetto per il loro dolore, non hanno voluto camera ardente né pubbliche esequie: solo una breve cerimonia presso il cimitero acattolico di Testaccio. Così chi doveva scrivere ha avuto tempo per metabolizzare l’emozione e ricordare quanto lui stesso fosse allergico a panegirici e incensamenti. «Di me non resterà nulla?», ribatté una volta a Giulio Ferroni, professore nonché critico che lo aveva stroncato. «E io me ne fotto. Può sembrare una risposta stizzita, ma in realtà è molto serena: non sono uno speciale».

il seguito sulla rivista


di Maurizio Turrioni email 






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