Cristiano Bonolo la mia cucina gentile [Rivista madre]
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In cucina

Cristiano Bonolo la mia cucina gentile
 
Per lui cucinare è un atto d’amore: ogni alimento deve essere preparato con armonia e nelle sue ricette non c’è alcun ingrediente proveniente da allevamenti condotti con scarsa coscienza.

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Classe 1971, rilassato, sempre sorridente, Cristiano Bonolo è uno chef lontano anni luce dallo stereotipo arcigno e spesso crudele cui ci hanno abituato le trasmissioni da “incubo”. In occasione dell’uscita del suo libro La mia cucina gentile (Trenta editore) racconta la sua filosofia ai fornelli.
Tra tutti i tipi di cucina la tua la definisci gentile. Vuoi spiegarci?
«Per me la parola gentile ha più sfumature. La prima indica assenza di crudeltà nel piatto. Infatti nelle mie ricette non troverete carne, pesce, uova, latte, o altri alimenti che provengono dagli allevamenti condotti con scarsa coscienza. La seconda è sinonimo di attenzione e consapevolezza, perché per avere spirito, mente e fisico in buono stato si deve passare anche dalla tavola. Poi perché cerco di renderla facile, alla portata di tutti. Ed è gentile soprattutto perché credo che cucinare sia un atto d’amore: ogni azione deve essere vissuta in modo generoso, ogni alimento deve essere preparato con armonia. Vorrei che la mia cucina trasmettesse tranquillità e inducesse al sorriso… sempre se cucino bene!».
Nella vita non sei sempre stato uno chef. Come ti è venuta l’idea di diventarlo?
«L’amore per la cucina è iniziato a cinque anni. Mia madre mi permetteva di fare il dolce della domenica. Iniziavo a mettere le mani in pasta subito dopo colazione. Lei mi dava gli ingredienti, io li mettevo insieme, non avevo la forza di mescolare e le procedure complicate le lasciavo a lei, ma aspettavo con ansia il momento in cui scodellava l’impasto nella teglia, per ripulire la ciotola leccandomi le dita. A 20 anni ho frequentato i primi corsi. Non ho seguito un percorso accademico, ma non ho mai smesso di studiare, perché la cucina è sempre in evoluzione. Di recente ho deciso di dedicarmi soltanto a questo, abbandonando la professione di tecnico informatico».

il seguito sulla rivista


di Francesca Fabris email 






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