Liberaci dall’invidia [Rivista madre]
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Editoriali

Liberaci dall’invidia
 
Mi accadde tempo fa di fondere il motore della mia auto e di dover pagare circa tremila euro per la riparazione.

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Quando lo raccontai a una persona che si dichiarava amica mi sentii rispondere: «Fortunata te, oggi ho fatto il pieno alla mia macchina, non sai quanto mi è toccato spendere!». Ogni tanto ripenso a quella frase: per chi è invidioso anche le sfortune altrui sono viste come una sorta di privilegio immeritato rispetto alla propria vita. E così capita che chi sta bene se la prenda con il pasto caldo dato all’indigente, magari facendo classifiche tra i poveri per capire chi sia più degno di sopravvivere e scagliarsi violentemente contro gli altri. Si invidia la catenina al collo dei migranti appena sbarcati (senza pensare a cosa porteremmo noi se dovessimo fuggire dalle nostre case). Si osservano, con stizza, i muscoli scolpiti dalla fatica e dal lavoro di chi è abituato a sopportare fame e sudore, noi che non riusciamo a perdere i chili di troppo nelle nostre comode palestre. E ancora, si chiama «privilegio» il diritto di chi è riuscito ad avere un contratto di lavoro, si punta il dito contro chi ha studiato (ricordate l’insana proposta di abolire il valore legale dei titoli di studio?)... Quel «prima gli italiani», che sentiamo ancora sbandierare, nasconde in realtà un pensiero diverso: non c’è un noi, ma un io.

il seguito sulla rivista


di Annachiara Valle email 






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