La forza mite della non violenza [Rivista madre]
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La forza mite della non violenza
 
Il 2 ottobre di centocinquant’anni fa nasceva un piccolo grande uomo: Mohandas Karamchand Gandhi, detto Mahatma, Grande anima. Il suo messaggio è ancora oggi profondamente attuale.

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Si fermava a ogni stazione per ripetere a chiunque che «l’auto-sacrificio di un uomo innocente è un milione di volte più efficace del sacrificio di un milione di uomini che muoiono uccidendosi l’un l’altro».
Mohandas Karamchand Gandhi è stato il padre della non violenza. Esile, minuto. Era nato il 2 ottobre di 150 anni fa, era amante dei diritti, manifestò in Sud Africa al fianco dei neri contro l’apartheid e il razzismo, ma fu soprattutto nella sua India, allora sotto il dominio britannico, che trasformò il suo pensiero, il suo essere profondamente religioso, in azione non violenta, in radicale mutamento del presente. «La religione», diceva, «è una cosa che deve essere vissuta, non un sofisma».
Oggi di Gandhi ce ne vorrebbe più d’uno. In India innanzitutto, dove, invece, l’attuale leader Narendra Modi spinge sull’acceleratore del nazionalismo e fa salire la tensione col Pakistan per il Kashmir. Gandhi non voleva che l’India si dividesse, che si spezzasse lungo confini etnico - religiosi peraltro impossibili da delineare in un Paese grande come un continente, e fu ucciso il 30 gennaio 1948 da un estremista indù per tale motivo. Erano altri tempi, si usciva da due guerre mondiali, i movimenti anticoloniali prendevano voce, il mondo iniziava a dividersi in blocchi.


di Thomas Bendinelli email 






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