Il benessere in ufficio [Rivista madre]
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Il benessere in ufficio
 
Il welfare aziendale genera cultura, migliora le prestazioni dei lavoratori e fa emergere il lavoro nero. Con effetti positivi sulle famiglie, sulla società e sul sistema Paese.

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A giudicare dai dati del 2018 pubblicati nel secondo Rapporto Eudaimon-Censis, sono pochi i lavoratori (e quindi le famiglie) che sanno cosa è. Su un campione di 7 mila lavoratori, infatti, «solo il 17,6 per cento conosce bene il welfare aziendale, era il 17,5 per cento nel 2017. Il 41,4 per cento lo conosce per grandi linee (meno 17 per cento in un anno), il 40,9 per cento non lo conosce affatto, (più 16,9 punti percentuali). Il rumore della comunicazione sul settore ha confuso le idee più che chiarirle». Eppure questo tipo di welfare sta entrando sempre di più nelle case delle famiglie italiane – sotto forma di buoni spesa, buoni pasto, interventi per l’assistenza di familiari anziani o non autosufficienti, misure per l’infanzia, ma anche di voucher di viaggio, biglietti del cinema o altro – ma la consapevolezza, da una parte, e la cultura, dall’altra, non sembrano andare di pari passo con questa maggiore diffusione.
«Si tratta di somme, prestazioni o servizi che il datore di lavoro riconosce ai dipendenti secondo un elenco preciso del Testo unico sulle imposte sui redditi, modificato dalla Legge di stabilità del 2016», spiega Emmanuele Massagli, presidente di Aiwa, Associazione italiana welfare aziendale, che rappresenta i provider.

il seguito sulla rivista


di Luisa Pozzar email 






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